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    Le Havre

    Altre foto

    Durata : 2,5 ore
    Numero di giocatori : da 1 a 5
    Lingua (manuale - gioco ) : Italiana - Italiana
    Produttore (ori - ita) : Lookout Games - Stratelibri
    Distributore : Stratelibri
    Autore/i : Uwe Rosenberg
    Età giocatori : 12+
    Longevità : Media
    Complessità : Impegnativo
    Strategia - Fortuna (%) : 90 - 10
    Meccanismo : Gestionale
    Materiale : Discreto
    Grafica : Buona
    Voto Essembra : (7)


    Recensione Le Havre

    Contenuto della scatola


    Chi non ha mai sognato di fare lo scaricatore di porto? Uff Daralor era una domanda retorica, su metti via i guanti ed ascoltami che ci sarà da divertirsi.
    Le Havre è il nome di una cittadina portuale francese, in cui è ambientato questo gioco gestionale del maestro del genere, Uwe Rosenberg, già papà di Agricola.
    Aprendo il gioco ci si trova di fronte ad un tabellone componibile, con la solita montagna di segnalini e mazzi di carte. Una scena già vista quando si parla di gestione risorse, del resto per rendere vario e longevo un gioco di questo tipo è obbligatorio che il numero di pezzi sia molto alto.
    Il ruolo che i giocatori andranno ad interpretare è quello degli armatori/costruttori, che dovranno raccogliere le risorse per costruire edifici e navi. Scopo del gioco semplice ma concreto: accumulare Franchi e punti vittoria più di tutti gli altri partecipanti.
    Le risorse (legno, argilla, carbone, bestiame ecc.) vengono spostate dagli spazi magazzino agli spazi offerte, che ne indicano l’arrivo in porto e quindi la disponibilità di quel tipo di prodotto. Ad ogni turno del giocatore arrivano due tipi diversi di merce, segnalati sull’indicatore su cui la nave segnalino si va a fermare. Le azioni che ci sono permesse sono poche ma decisive, decidere se svuotare uno spazio offerta o costruire un edificio sono quelle più importanti. Ovviamente essendo due azioni esclusive, la maggior parte degli effetti di questa scelta sarà pagata nel bene o nel male, nel corso dei turni successivi.
    La particolarità di questo gioco sono gli edifici. Possono essere costruiti dalla città o dai giocatori e rappresentano il fulcro delle attività dei partecipanti. Servono principalmente per trasformare le risorse non lavorate nella loro versione finale, ad esempio il legno in carbonella, o il bestiame in bistecca. Ogni volta che vengono utilizzati, tramite l’apposito segnalino del colore del giocatore, richiedono un pagamento in soldi o cibo, alla cassa se l’edificio è di proprietà della città, o al giocatore che ne ha il controllo. Ogni edificio è unico, pertanto se un giocatore lo gestisce (perché lo ha costruito o perché lo ha acquistato), trarrà beneficio non solo dal valore in punti che lo stesso gli darà a fine partita, ma anche dal pagamento che i suoi rivali dovranno sborsare ad ogni utilizzo.
    Una delle caratteristiche fondamentali di Le Havre è il cibo. Qualcuno ha ironizzato sul fatto che Rosenberg deve aver patito la fame da bambino, visto che nei suoi prodotti lo sfamare contadini o scaricatori di porto ricopre il ruolo di spada di Damocle. Al termine di ogni fase (composta da un numero di turni dipendente dal numero di giocatori) infatti si devono spendere punti cibo (o soldi al loro posto) nella quantità indicata dalla carta di fine turno.
    Che dire di questo gioco? Il meccanismo non è certo il più originale che si sia visto, sicuramente il raccogli e costruisci è la base di ogni gestionale fondato sulle risorse, ma questa volta l’interazione tra i giocatori è garantita dall’utilizzo di edifici. Le partite a 5 giocatori diventano veramente interessanti dal punto di vista strategico e il fattore fortuna si limita alla scelta del giocatore prima di noi.
    Il tabellone diviso in tre parti è un po’ scomodo, specie su tavoli piccoli dove si rischia di urtarlo con conseguente spostamento dei segnalini. Il bilanciamento delle carte e dei turni rende piacevole il gioco anche in due giocatori, senza farlo diventare noioso.
    La pecca più grande resta il rischio di stallo per un giocatore. Nelle partite giocate in 4 o 5 c’è il rischio che un singolo partecipante svolga un solo turno e che, se lo dedicasse per necessità alla raccolta del cibo, comprometterebbe le fasi successive, impedendogli di fare progressi e portandolo in una sorta di loop.
    In conclusione, un must per gli amanti del genere, che potrebbe non essere disdegnato nemmeno dai puritani del lancio di dadi e degli scazzottamenti.
    Ok, Daralor, ora rimettiti i guanti altrimenti a letto senza cena!

    by Drizzt

     

    Commenti

    avatar demian
    0
     
     
    Un gioco che ultimamente sto rivalutando perchè finora giocato in due non mi aveva lasciato sensazioni positive rispetto alla meccanica. La trovavo molto ripetitiva. In 3/4 giocatori secondo il mio parere questo gioco dà il meglio di sè perchè aumenta l'aspetto interattivo anche se in maniera indiretta, ma decisamente più presente rispetto ad Agricola. Mi piace molto l'idea di occupare gli edifici degli altri giocatori (pagando un dazio) per avvantaggiare la tua strategia e bloccare quella dell'avversario. Ma questo emerge molto di più se giocato in 3/4. Voto 7.
    Lunedì 07 Novembre 2011, 11:55

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